Shi Xinning

Artist in Residence A.I.R. - Desenzano del Garda
dal 01/06/2015 al 31/08/2015

INTERVISTA

Shi Xinning - Intervista di Rosamaria Smetana

Ho visto i suoi quadri e sono veramente interessanti. Le volevo chiedere: quali stili italiani hanno influenzato la sua pittura, italiani o europei…Si potrebbe dire che la sua pittura è stata influenzata dall’arte della seconda metà del 900, dalla pop art, dal realismo magico, dal surrealismo, forse anche dalla metafisica. Che ne pensa?

Probabilmente la Pop Art è la corrente artistica che più mi ha influenzato. Già al College ho iniziato a studiare la Pop Art e Gerhard Richter è l’artista che più mi ha ispirato, soprattutto la sua interpretazione dei quadri, delle foto. I suoi primi lavori sono quadri foto realistici.

Vero, lei spesso usa icone e temi visivi della rivoluzione culturale cinese, come hanno fatto gli artisti cinesi che si sono ispirati alla pop art. Ma lei si differenzia dalla pop art. Ci può spiegare il motivo e il significato della sua inclusione di Mao Tze Tung nella pittura che lei deriva peraltro da immagini fotografiche.

Se si considerano le opere di Andy Warhol o Jasper Johns si può osservare che i loro quadri, la loro opera è molto iconica, è grafica e iconica. Quando studiai la Pop Art, la Pop Art occidentale e il suo sviluppo ho scoperto un artista americano Malcolm Morleyche mi ha influenzato molto. La sua opera non è solo iconica, è come una storia, come un racconto e ho trovato molta ispirazione per le mie opere. Ho raccolto le icone dalla storia cinese usando il modo occidentale per esprimere la storia.

In molte delle sue opere ha inserito un Mao sorridente accanto ad attrici americane o uomini politici illustri. Questa giustapposizione di immagini così distanti tra di loro provocano una reazione di sorpresa come certi interventi artistici di Duchamp e caricano la composizione di un’atmosfera assurda, ironica. In un certo senso potremmo dire che lei cinesizza la storia, creando delle narrazioni utopiche, fantastiche.

Come definirebbe la sua pittura: un collage foto realistico, una narrazione visiva, una pittura di storia immaginata, utopistica o una pittura politico satirica?

Quando lavoro alle mie opere, la mia intenzione originale è di creare un momento storico. Sembra impossibile che sia accaduto ma lo spettatore sente che è accaduto veramente.  Faccio del mio meglio per fare sembrare i miei quadri come dei ritagli di giornale. Sono come foto di giornale. Ecco perché metto una cornice al quadro, così sembra una foto di un giornale. Voglio creare la storia, un momento nella storia. Quando i visitatori, gli spettatori guardano l’opera risvegliano i loto ricordi, la loro conoscenza della storia e la loro immaginazione. Questo è l’obiettivo del mio lavoro.

Il suo stile come lo definirebbe, fantastico pop, iperrealistico fantastico, fotografico foto realistico o come.

Mi collocherei proprio nella Pop Art. Sono una delle ramificazioni. Le mie opere hanno origine dalla Pop Art.

Lei spesso paragona il suo lavoro a quello di un regista. Ci può spiegare il perché.

Quando progetto il lavoro sono molto meticoloso perché non voglio che lo spettatore veda unicamente quel momento particolare, voglio che veda quel momento e pensi a cosa è successo prima e a cosa succederà poi, una sorta di storia. Ciò che si vede è un momento della storia che è in continua evoluzione. Per creare tutto ciò impiego molto tempo a pensare alla posizione delle persone, alla luce, ai sorrisi, alle espressioni, ai gesti per raggiungere la perfetta armonia.  Quando lo spettatore guarda il quadro pensa che c’è una storia che si sta sviluppando e s’immagina cosa è successo prima e cosa sta succedendo. Considero il mio lavoro come quello di un regista, ho creato una storia ma si tratta di un preciso istante. 


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